Crisi idrica: la responsabilità del buon padre di famiglia (il commento di Guido Grossi a margine dell’assemblea pubblica sull’inquinamento idrico a Spoleto)

Acqua-contaminataA margine dell’assemblea pubblica di ieri sera mi son trovato a scambiare due parole con il rappresentante dell’ASL Dott. Santocchia che mi ha gentilmente spiegato come vengono fatti i controlli.

Nell’effettuare le analisi, mi è stato precisato, non vengono ricercati i batteri patogeni perché sarebbe troppo complicato. Vengono invece ricercati altri batteri facilmente rilevabili e che sono innocui per la salute ma la cui presenza indica, indirettamente, il rischio di presenza di altri virus o batteri, questa volta patogeni. Se si riscontra la presenza di batteri che possiamo chiamare “indicatori di rischio”, viene effettuata una più forte disinfezione delle acque, così da garantirne la potabilità.

Li per lì la cosa mi è sembrata ragionevole ed accettabile e mi sono limitato ad acquisire una ulteriore informazione, domandando: “allora  dagli   esiti delle analisi che ci  consegnerete non risulta in  alcun caso  la presenza d i batteri patogeni ?”. La risposta è stata che non risulta perché non vengono effettuate analisi per ricercare patogeni. E così ci siamo salutati.

Stamattina mi sono svegliato con un pensiero. Come procedura ordinaria in effetti è ragionevole ed accettabile ma… è accettabile anche in un momento di circostanze eccezionali? Nel momento in cui l’allarme è tale che si emette un’ordinanza sindacale di sospensione dell’erogazione del servizio – consapevoli dei disagi alla popolazione? Nel momento in cui si ha consapevolezza che a causa delle recenti piogge (“tutti lo sanno”, ci è stato detto!) esiste un rischio ben maggiore di contaminazione delle acque, specialmente in tratti dove il sistema fognario non copre al 100% il territorio? Nel momento in cui la cittadinanza lamenta una concentrazione di disagi gastrointestinali? Ma, dico, ci vuole tanto a capire che è opportuna, utile, anzi direi proprio necessaria un’analisi più approfondita. Una analisi che, anche se è più costosa, è tale da escludere scientificamente che le malattie riscontrate possano essere causate direttamente da quel problema ormai acclarato nel servizio idrico? Responsabilità del buon padre di famiglia, che anche se nessuna legge l’imponesse dovrebbe far parte del bagaglio culturale di ogni persona investita di competenze pubbliche!

Non sono un tecnico. Quindi mi rimetto a chi è più competente in materia. Una cosa, però, proprio non mi va giù, e la voglio dire. Perché, in una circostanza del genere, appaiono sui giornali avvisi di carattere intimidatorio che, di fatto, diffidano i cittadini dall’effettuare privatamente a loro spese analisi sulle acque? E vorrei leggere questo dubbio alla luce dei numerosi interventi ascoltati ieri in assemblea effettuati da parte di più persone e tutti volti ad escludere ogni collegamento fra malessere della popolazione ed inquinamento delle acque. Anche perché, per poter reclamare il risarcimento del danno, i cittadini avranno bisogno di dimostrare, con prove scientifiche, che è stata riscontrata la presenza di batteri patogeni tali da scatenare quel malessere.

A questo punto, chiediamo ancora alle autorità: al Sindaco responsabile primo della salute pubblica; al Presidente della VUS responsabile dell’integrità del servizio erogato; al Direttore Generale dell’ASL (ieri non è risultato chiaro quanto l’ASL si senta responsabile dell’integrità del servizio idrico…), se si sentono, professionalmente e umanamente parlando, con la coscienza tranquilla pur senza sapere se nelle acque che bevono i cittadini ci sono o non ci sono precisamente quei patogeni che potrebbero essere individuati quali responsabili dei tanti disagi sofferti dalla popolazione. E chiediamo se intendono modificare nell’immediato presente e per il futuro le procedure di sicurezza in maniera da garantire una trasparenza reale delle informazioni, supportata da fatti, non da parole.

I cittadini dell’Alta Marroggia, come i cittadini di Spoleto tutta, non vedono l’ora di tornare a bere in tutta tranquillità un’acqua che nella nostra Umbria è qualitativamente eccellente. Ma vogliono poterlo fare con la convinzione, profonda, che non corrono rischi. Non solo ne abbiamo voglia, ne reclamiamo il diritto.

Guido Grossi

Coordinatore Cittadinanzattiva Spoleto