Uso privato delle strutture della sanità pubblica regionale. Le valutazioni e le proposte di Cittadinanzattiva Umbria – Tribunale per i diritti del malato

La scoperta in 13 ospedali dell’Umbria tra cui l’Azienda ospedaliera di Perugia, di un sistema diffuso atto ad eludere le lunghe liste di attesa ed evitare il pagamento del ticket, è grave. Alcuni medici e operatori sanitari facevano risultare facili ricoveri di se stessi, parenti, amici e conoscenti per i quali ottenevano gratuitamente e in breve tempo le prestazioni. Sono ben 800, 575 delle quali dipendenti pubblici, le persone coinvolte, con un danno alle casse del servizio pubblico sanitario regionale di almeno 1,2 milioni di euro.

Un malcostume che  stride con le esternazioni delle Aziende i cui responsabili si riempiono quotidianamente la bocca di “appropriatezza delle prestazioni”e “modello RAO”.

Tali fatti delittuosi arrivano per l’Ospedale regionale di Perugia  a poca distanza dalla scoperta di diffusi fenomeni di assenteismo da parte del personale medico ed infermieristico

Per i comuni cittadini  alle prese con tempi di attesa biblici per esami e prestazioni, tali comportamenti  vengono visti come la principale causa  di tali ritardi, cioè ritardi artificiosi finalizzati a ridurre i volumi dell’attività divisionale, gratuita per gli utenti- salvo i ticket- per incrementare quella intramoenia o privata.

La Presidente Marini ricorda correttamente che le responsabilità, rispetto a comportamenti ed attività illecite, sono individuali e di aver sottoscritto due protocolli d’intesa con la Guardia di Finanza, e con il Nas dei Carabinieri, per individuare irregolarità nel delicato settore della sanità pubblica, ma anche – sottolinea – nell’attività delle strutture convenzionate ed assume l’impegno a discutere un ‘piano straordinario’ che “conterrà proposte e impegni, anche di tipo contrattuale, per affrontare questo delicato problema. Il Piano – conclude – verrà sottoposto alla più ampia partecipazione con tutte le organizzazioni sindacali, sia quelle confederali che professionali, e  con le associazioni di volontariato che si occupano della tutela degli interessi dei cittadini che accedono al servizio sanitario, a cominciare da Cittadinanzattiva e dal Tribunale dei diritti del malato”

Cittadinanzattiva è per mission statutaria collaborativa con tutte le istituzioni pubbliche. Già tre anni or sono presentammo un progetto per la realizzazione degli obiettivi indicati dalla Presidente. Ma da allora niente è accaduto. Recentemente abbiamo integrato il progetto per “inverare” nel sistema sanitario umbro i principi e le prescrizioni introdotte dalla  nuova disciplina sugli obblighi di trasparenza della PA e della  Spending review 2014, attraverso il potenziamento dell’URP, quale ufficio strategico di raccordo tra Direzione aziendale e gli utenti del SSN per realizzare la quella che viene nelle realtà più avanzate del Paese come la  “rivoluzione della partecipazione”.

Pertanto saremo presenti , ma solo per progetti reali e concreti.

Un’ ultima notazione. Non compare “stranamente” in tali dichiarazioni una valutazione del ruolo delle Direzioni aziendali, ed in particolare delle Direzioni sanitarie dei vari presidi coinvolti.  L’uso privato delle strutture e l’assenteismo del personale si diffondono dove la Direzione sanitaria non svolge tutti i propri compiti. Una Direzione sanitaria forte svolge una quotidiana ed assidua attività di controllo e di verifica dell’andamento dei servizi, anche attraverso ispezioni “casuali”, tali da prevenire comportamenti delittuosi. Pertanto i fatti denunciati sono sintomo di una progressiva “assenza” della stessa nella quotidiana attività dell’ospedale, una riduzione, cioè,  della Direzione sanitaria ad un ufficio di mero “coordinamento tecnico”. Non c’è niente di cultura aziendale in tali comportamenti: i veri manager controllano quotidianamente  tutte le attività che sono state loro affidate, con dedizione ed impegno e non approfittano di ogni occasione pubblica per affermare che “tutto va bene- siamo i migliori”, salvo essere sbugiardati ormai troppo spesso dalla “realtà effettuale”.

Pertanto, se ormai sta avanzando una dibattito sulla inadeguata riuscita dell’Aziendalizzazione in sanità a livello nazionale,  dibattito che seguirà il suo corso, c’è, invece,  un problema urgente per la Presidente, sulla verifica della reale adeguatezza  delle Direzioni aziendali dell’Umbria.